Gravidanza: tra speranza e disperazione.

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Siamo vicini all’anniversario di nascita del fanciullo divino, e Maria, gravida, è in bilico tra speranza e disperazione.

Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione.
(Marina Cvetaeva)

A volte per iniziare un discorso complesso è meglio lasciar parlare dei versi poetici o delle immagini artistiche che possano aprirci a quell’argomento. Parlare di gravidanza è difficile, soprattutto da parte di un uomo. La frase di Marina Cvetaeva mi dà la speranza di poterci riuscire, infatti se il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio, significa che  il bambino può essere anche immaginale e quindi anche io nel mio piccolo ne ho potuto avere una minima esperienza a livello psichico.

Chiedo quindi il permesso alle donne di spendere qualche parola in merito. Se mi è concesso continuate a leggere questo articolo, altrimenti fermatevi qui e cercate notizie in qualche blog al femminile, ma sappiate che la gravidanza è l’irruzione del fanciullo divino: Dioniso, carico di speranze, disperazioni e separazioni.

Nella mia esperienza analitica, e nella mia vita privata, mi è capitato spesso di parlare di speranza e disperazione in merito alla gravidanza. Il termine  gravidanza, che etimologicamente significa gravare, essere intollerabile o pesante, sta ad indicare proprio quella dinamica di un processo tanto gravoso quanto ricco. Una dinamica che a causa della sua importanza può portare fino agli abissi più profondi e folli dell’anima, ricchi di sofferenza e disperazione, ma al contempo può portare verso l’alto, ovvero verso il divino.

Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall’altro, quanto l’essere incinta. La madre è raddoppiata, poi divisa a metà e mai più sarà intera.
(Erica Jong)

Sembra quasi che la gravidanza a livello mitologico sia legata indissolubilmente al dio Dioniso, quindi ad un archetipo figlio, portatore di divisioni e separazioni, circondato sempre da figure femminili: il nato due volte (e quante volte nasce un figlio per una donna?). Dioniso è il dio minacciato costantemente dal delirio, dalla follia, e dalla disperazione. Inoltre è il dio che si adatta e si piega agli avvenimenti come “un ceppo di vite alla pietra”, così come il corpo e la psiche di una donna in gravidanza. Dioniso è portatore di speranze e disperazioni.

Speranza e Disperazione sono le dimensioni dell’anima nelle quali restano in bilico le donne in merito alla loro femminilità gravida e giunonica. Quando fantasticano una gravidanza sono immerse nella speranza e nella disperazione; quando la ricercano sperano di trovarla e disperano nel non esserlo; quando sono gravide sperano che tutto andrà bene, ma la disperazione è lì, che aspetta ad entrare in gioco in quel processo tanto delicato quanto magico qual è la gravidanza. Speranza e disperazione sono presenti durante la nascita, nei primi anni e durante la vita del figlio.

La speranza di un figlio ha la bellezza poetica di una stella ma, come diceva Victor Hugo, sappiamo che l’anima e il cielo sono fatti anche di stelle cadenti.

Kerény afferma che dove si manifesta Dioniso la vita si rivela irriducibile e senza confini. È negli occhi di una donna che si percepisce il legame con il filo divino della vita, portatrice di un mistero che non svelerà mai, e che probabilmente non potrà svelare mai perchè non cosciente di esso. È un filo che possiamo intravedere anche nelle grandi opere d’arte che si trovano in stretta discendenza con la dinimica della gravidanza e della procreazione. Il mistero che porta con sè la donna e la gravidanza è un Mistero Dionisiaco, intensità allo stato puro (Calasso), contraddizione di tutte le contraddizioni (Colli), abisso ed enigma (Henrichs).

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